Stop #prayforparis

Di fronte a quello che è successo a Parigi, non durante la settimana della moda, ma lo scorso venerdì, bisognerebbe tacere, leggere, pensare e riflettere. E invece no, fremono le pance e fremono le dita sulle tastiere dei pc e dei telefoni; le bocche parlano e le mani scrivono, spesso a vanvera. I giornali provocano con titoli ad effetto, per vendere di più, per sfruttare e per cavalcare la paura; i politici spendono tutto il campionario di retorica vuota che possiedono, al servizio del proprio scopo. I volti noti, le celeb pop e le star internazionali, le super top e le soubrettine nazionalpopolari, gli influencer e i comuni mortali, tutti ci comunicano la loro intenzione di #prayforparis.

Ormai le tragedie umane non hanno più umanità, la stessa umanità che, come tutti ricordano, manca ai terroristi, perché servono allo scopo di esserci, di mostrarsi, di ottenere like, visualizzazioni e visibilità. Se non dici la tua, o non hai un pensiero o non te ne frega niente, e invece, se non dici nulla, è perché la morte merita rispetto e silenzio e riflessione e comprensione. La morte non è una passerella né un palcoscenico, non ha flash e riflettori, la morte è dolore.

 

 

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