Amori tardivi: Prada Monolith

Ormai alle soglie della primavera, almeno nell’armadio, più che nelle temperature, ho iniziato a desiderare uno dei must dell’A/I quasi alle spalle: lo stivale Monolith di Prada

Quello che mi ha stupito di più non è stato il ritardo con cui è sbocciato questo amore, ma che sia sbocciato un amore così. Mi ha stupito talmente tanto che non riesco a comprare il Monolith, nonostante lo abbia nel carrello virtuale del sito di Prada, ma voglio andare a provarlo in negozio, perché ho bisogno di vedermelo addosso e di rendermi conto se sia cosa mia o meno.

La mia pulsione verso questo stivale da soldatessa, espressione di una femminilità forte e aggressiva, che sicuramente può essere tale con il giusto abbinamento, ma che non rappresenta quello che è sempre stato il mio stile, mi ha stranito. Come quando perdi la testa per un uomo che è l’esatto opposto di ciò che ti è sempre piaciuto. Ecco, il Prada Monolith è l’opposto di ciò che mi ha attratto fin da bambina. Io non ero una bambina che metteva tute, giocava nella terra e tornava a casa sporca, volevo sempre indossare abiti, gonnelline e ballerine con fiocchi e paillettes. Ho sempre amato essere femminile, nel modo più evidente e scontato del termine.

Ora che ho più di trent’anni, grazie a Prada, ho scoperto che può piacermi un altro tipo di accessorio, che non sia il tacco a spillo, o la décolleté scollatissima, e sarà una sfida, se lo comprerò, renderlo il più affine possibile al mio stile.

Sarà una sfida che vedrete sul mio profilo Instagram (https://www.instagram.com/glam_kiki/) e che mi direte voi se avrò vinto. Sicuramente m’intriga, come m’intrigano tutte le novità, anche se ho il timore sia un fuoco di paglia che indossato un paio di volte, sarà riposto in un armadio o rivenduto. Al prossimo autunno, l’ardua sentenza sul Monolith.

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