Pezzi di Parigi

Della settimana della moda parigina vi racconterò nel modo più semplice e familiare, quello dei social, con i “mi piace” e i “non mi piace”.

I “mi piace”:

Mi è piaciuta molto Saint Laurent, che non è più Yves Saint Laurent, Slimane ha segnato il passaggio e Vaccarello ne ha sancito la svolta. Un’altra estetica, altre fascinazioni, che hanno ispirato le catene del pronto moda; segno che avrebbe fatto centro facilmente. I volumi, i tagli e le forme sono pura esaltazione del corpo femminile, pur nella semplicità.

Saint Laurent

Saint Laurent2

Mi è piaciuta Valentino, il modo in cui Pierpaolo Piccioli ha reinvento il “rosso Valentino” e le sue forme. E poi mi è piaciuta quell’eleganza assoluta, non opinabile.

Valentino2

Valentino

Mi è piaciuta Givenchy e le sue pellicce, da buona amante del genere, mai pentita e mai convertita al pelo ecologico.

Givenchy 3

 I “non mi piace”:

Non mi è piaciuta Dior. Ho capito perché quando la Chiuri, ora stilista di Dior, disegnava per Valentino in coppia con Piccioli, ci fosse sempre qualcosa che non mi convincesse o che stonasse: era il suo zampino.

Dior

Dior2

Non mi è piaciuta Isabel Marant e ne ero una fan, compravo i suoi abiti quando ancora era semisconosciuta, ma ormai le sue collezioni sono un mix di cose già viste. L’abito di pelle nera in particolare, mi ha ricordato un abito di Zara, che copiava Saint Laurent, che disegnava Vaccarello, che al mercato mio padre comprò.

Isabel Marant

Non mi è piaciuta Balmain, che è stata quella cosa che ha mandato in visibilio le fashioniste per un paio di stagioni, per poi tornare nel quasi oblio. Total look di carta stagnola compreso.

Balmain

(Immagini da vogue.it)

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