Miti da sfatare

Noi donne siamo un complicato mix di credenze farlocche e di miti da sfatare, che il marketing, le riviste, la moda, la pubblicità, ci hanno instillato ma che sono privi di fondamento.

La cellulite, croce di quasi tutte le ragazze, dall’adolescenza alla tomba, non esiste, è un’invenzione consumistica del marketing, come Babbo Natale, come la befana. Noi chiamiamo cellulite quello che è quasi sempre solo grasso localizzato e intanto spendiamo patrimoni in creme inutili, in integratori placebo, in trattamenti e ritrovati dell’ultim’ora che non avranno nessuna efficacia fino a che non alzeremo le chiappe dal divano e non lasceremo zuccheri e zuccherini, schifezze e schifezzine sugli scaffali del supermercato, anziché nella credenza della nostra cucina. Così, quella presunta cellulite resta lì, e intanto ci domandiamo se sia inefficace la crema, se dobbiamo comprarne una più costosa.. No. I soldi risparmiati da creme e cremine, investiamoli in palestre e/o lezioni di yoga. E qui abbiamo centrato due miti da sfatare con una sola fava: le creme più sono costose, più sono efficaci; nello yoga si respira e si medita, non si suda. E invece no, le buone creme sono quelle che vanno bene per la nostra pelle, meglio se prescritte da uno specialista; lo yoga è fatica, sudore a gocce, muscoli doloranti, respiro profondo e profonda concentrazione, è meditazione in movimento e dà risultati, ve lo garantiamo io e il mio girocoscia, che ne abbiamo beneficiato.

E anche la moda non è immune dai suoi miti da sfatare, ricordo la buonanima di mia nonna, quando diceva: “Chi più spende, meno spende”; altri tempi. Oggi, quando investi in un capo o in un accessorio di un marchio sinonimo di lusso, con un prezzo sinonimo di lusso, la qualità dell’oggetto che acquisti non sempre è all’altezza. Volete qualche esempio con nomi e cognomi?? Eccoveli serviti: i sandali di Chanel, dopo qualche stagione, si rompono in punta; la borsa, sempre di Chanel, ha gli angoli consumati, eppure l’ho usata poco, eppure l’ho trattata bene; la lana del maglione di Prada fa le palline; la manica del cappotto di Dolce & Gabbana non è adatta a sopportare una borsa portata a braccio, senza pagarne le coseguenze. Eppure noi continuiamo a desiderare i capi griffati, perché il design, le finiture, i dettagli e i materiali fanno la differenza, certo non la durevolezza, non più, non come in passato almeno. E poi c’è il sogno, tutte sognano una Kelly o una Birkin, certo non una Carpisa e i sogni costano parecchio.

Morale della storia: non fatevi fregare, pensate con la vostra testa e spendete per quello che vi piace e che vi rende felici, senza condizionamenti.

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