MILANO FASHION WEEK

Si è appena conclusa la MILANO FASHION WEEK ed è tempo per me di fare il punto su quanto visto in passerella. Inutile che io ribadisca che quanto sfila a  Milano non è più così interessante da tempo, anzi, lo è sempre meno. La sfilate milanesi sono ormai solo Gucci, Prada, Fendi, e Versace, che riesce sempre a creare l’evento, lo show, e poi il nulla. Non a caso le influencer straniere con una certa allure, a Milano stanno pochissimo, il tempo di un paio di sfilate e di un paio di presentazioni. Le stylist e le redattrici straniere più cool, a Milano appaiono e scompaiono nel giro di qualche ora, se appaiono. Barbara Martelo, icona di stile e stylist, di cui sono follower su Instagram, non ha condiviso nulla, nemmeno un post, nemmeno un tag o una geolocalizzazione sotto la Madonnina. La MILANO FASHION WEEK è sempre più lontana dagli antichi fasti, la salvano solo i marchi sopra citati, ed eventi che richiamano top model, stilisti e personalità del jet set come il GREEN CARPET FASHION AWARDS.

Se restiamo focalizzati sul succo, cioè i vestiti e gli accessori della prossima stagione, c’è ben poco da dire. C’è da dire che Prada non sbaglia mai, e lo dice una che ha due maglioni di Prada nell’armadio e che non è certo l’emblema del minimalismo concettuale, ma che sa riconoscere chi ha una marcia in più, e la signora Miuccia dimostra sempre di averla. C’è da dire che Donatella Versace sopperisce alla mancanza di idee geniali con trovate geniali: dopo aver mandato in pedana, nel ventennale della morte di Gianni, le top model a lui care, ha fatto sfilare Jennifer Lopez con l’abito che diede vita a Google Immagini, nel lontano 2000. Ovviamente facendo impazzire Instagram, con condivisioni e ricondivisioni dell’abito “JUNGLE”, rivisitato e indossato nuovamente dalla star americana. C’è da dire che Fendi è sempre una meraviglia, e se fa sfilare Gigi Hadid, diventa meraviglia al quadrato. C’è da dire che Alessandro Michele ha rivoluzionato l’estetica di Gucci e continua a fare scuola.

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 C’è da dire che tanti marchi, le cui sfilate erano eventi che richiamavano star e flash, hanno smesso di sfilare, vedi Dsquared2, vedi Roberto Cavalli. C’è da dire che la MILANO FASHION WEEK è un po’ lo specchio del paese, dove si fatica ad emergere, e chi è arrivato all’apice, spesso si adagia, non mettendo in campo energie ed idee nuove.

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