God bless Melania

Stamattina in Italia si sono svegliati tutti americani, per fortuna non a causa dell’ennesimo attentato terroristico, ma a causa dell’ennesima elezione improbabile di un buffone improbabile a presidente degli Stati Uniti d’America. Lascerei perdere le discettazioni politiche dei politologi da social network, diventati ormai quello che erano i bar vent’anni fa, luoghi dove sparare minchiate senza sapere nulla o giù di lì della materia trattata. E vorrei occuparmi della nuova first lady, del suo botox violento e dei suoi look da capogiro.

Melania prenderà il posto di Michelle. Michelle aveva l’aria colta della donna emancipata e impegnata; Melania invece ha l’aria della donna impegnata a incastrare milionari scemi, facendosi ricoprire di diamanti, pellicce e Birkin in coccodrillo, una sorta d’incrocio tra Claudia Galanti e Wanda Nara, con residenza alla Casa Bianca però.

Se Michelle Obama indossava un abito di Asos a quadri “tovaglia da picnic” e andava a ruba in poche ore, ora saranno cazzi delle americane copiare i look di Melania Trump, perché madame, con meno di 2.000 dollari, non si compra nemmeno i fazzoletti. Se cominceranno a spopolare gli occhi di gatto di Melania, si rallegreranno i chirurghi estetici che avranno la fila davanti ai loro studi fino alle prossime elezioni presidenziali. Dicono però che Melania sia una donna magnanima e abbia riposto i brillanti più grossi e le pellicce più costose, in favore di un look più sobrio. Dicono. Certo è che la tuta di Ralph Lauren con cui ha festeggiato il trionfo del marito non te la porti a casa con du’ spicci. Giusto per non mischiarsi troppo con i poracci.

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