I follower: indice di autorevolezza o di pochezza?

Instagram è una droga e noi ne siamo dipendenti, senza la nostra dose quotidiana non riusciamo più a stare. A proposito, ho ripensato a una frase che avevo letto in un libro e che recitava: “Comunque in molti casi il numero di follower non è indice di popolarità, o di autorevolezza, ma puro indice di quanti ridono di un incapace”; l’avevo trovata azzeccata già al tempo, correva l’anno 2014, Instagram era ancora agli albori e noi riuscivamo ancora a fare un discorso senza guardare il cellulare ogni minuto e mangiavamo senza storie di Instagram ad accompagnare il nostro pasto. Ora la faccenda si è ingrossata, con i like, con le visualizzazioni, con le visualizzazioni delle storie, con i commenti. Capire quando e quanto si sfiori il ridicolo, o si sconfini nel patetico, è diventato molto difficile, tanta è la foga di acchiappare like e di mostrarsi ad ogni costo. Di recente qualcuno mi ha detto che i like sono come un orgasmo, sarà, forse per chi un vero orgasmo non l’ha mai provato.

Di sicuro tutti si preoccupano di mostrare una vita figa, che sia all’altezza dei canoni social e chi se ne frega se è finta, taroccata e scroccata, molti si preoccupano di farne una fonte di guadagno, pochi si preoccupano di raccontare qualcosa, di mostrare un briciolo di arguzia, di fare qualche riflessione sensata, tra una chiappa al sole e un bicipite lucido.

Viviamo circondati d’incapaci e di cerebrolesi alla disperata ricerca della svolta in un’esistenza triste: follower, like, view, orgasmi 2.0.

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